LA NOZIONE DI NEVROSI DI GUERRA IN TEMPO DI PACE

Nova Species
La nozione di nevrosi di guerra in tempo di pace è nuova ed è frutto del lavoro teorico, basato sulla clinica, di Sergio Finzi che, a partire dal riconoscimento di alcune difficoltà riscontrate nel lavoro di analisi, ne individua la causa nel “mancato riconoscimento della specifica sindrome, quella della figura della clinica della quale, avendola individuata, posso appropriarmi come Freud del sogno: mia la talea, mio lo strato di concime, e una nova species mihi”. A questa espressione freudiana Finzi aveva aggiunto un commento che va qui richiamato in quanto serve a segnalare la natura della sua scoperta che, grazie al richiamo a un “congegno della natura” ( il concime, la talea, la nuova specie ), non è da intendere nella linea di un atto di creazione ma in quella dell’evoluzione della natura.
Di fronte al presentarsi di casi che non erano riconducibili alle categorie note della clinica, si è imposta la necessità di delinearne una nuova: “Vi sono dei casi infatti che non sembra possibile ricondurre pienamente alle forme classiche dell’isteria e della nevrosi ossessiva. Presentano sintomi di entrambe…ma nel sovrapporle lasciano scoperti gli orli come in una fotografia mossa o in un ricalco mal riuscito”.
 
Chi ne è colpito e come si manifesta
“E’ una nevrosi che non colpisce dei combattenti o ex combattenti ma i loro discendenti nati negli ultimi giorni della guerra, o anche molti anni dopo la sua conclusione. Pur essendo lontana nel tempo e staccata dalla drammaticità degli eventi cui si riferisce, questa nevrosi ha la caratteristica davvero singolare di essere una nevrosi traumatica”. Vedremo più avanti di capire meglio in che cosa consista una nevrosi traumatica e in rapporto a quale trauma si venga a strutturare. Per ora possiamo dire che, pur riguardando persone che con la guerra non hanno avuto direttamente a che fare, hanno uno stile di vita caratterizzato da modalità tipiche di un tempo di guerra: “Lo stile di un allarme permanente, di senso di pericolo, di emergenza continua, di privazione, di razionamento. Aggiungerei che lo stesso rapporto col linguaggio non sembra conoscere altri modi del verbo che non siano l’imperativo. Per il nevrotico di guerra ogni parola è tendenzialmente un ordine. Non ci sono consigli, osservazioni, chiacchere che non si traducano per lui in pressanti inviti all’azione. Il discorso problematico diventa subito un giudizio”. “Essi vivono come reduci, come profughi, come perseguitati, sembrano quasi deportati nella vita, hanno un rapporto con i treni, con le ferrovie, con i mezzi pubblici, con gli enti pubblici, che ricorda le situazioni di costante allarme che sono caratteristiche della guerra”.
Dello stile di vita che caratterizza la nevrosi di guerra in tempo di pace Finzi ritrova tracce nelle espressioni culturali della musica rock e della televisione che riattualizzano nella vividezza luminosa, nei bagliori dello schermo televisivo, nelle luci stroboscopiche dei concerti e delle discoteche, una memoria del trauma: “Questa memoria del trauma si manifesta come vividezza, vividezza luminosa”. Si tratterà di vedere come questo ripresentarsi della memoria traumatica possa trovare una lavorazione in un’esperienza di cura.
 
Nevrosi e guerra
Durante la prima guerra mondiale i primi psicoanalisti vennero chiamati a occuparsi di sintomi da “choc da granata” che colpivano i soldati al fronte e furono coinvolti nella valutazione di casi in cui c’era da decidere se si trattasse o meno di simulazione. La psichiatria ufficiale oscillava infatti tra un’ipotesi di danno organico e quella di una simulazione da affrontare con trattamenti elettrici non privi di crudeltà. La categoria clinica di “nevrosi di guerra” coniata per l’occasione e che aveva suscitato l’entusiasmo degli psicoanalisti, finì per perdere di interesse con la fine della guerra e con la scomparsa dei pazienti che ne presentavano i sintomi.
Con la scomparsa dei nevrotici di guerra, i soggetti cioè capaci di provare, di far vedere gli sconvolgimenti psichici che la guerra è in grado di provocare, non finisce però il rapporto di Freud con la guerra perché, come dice Finzi, “è la guerra che si pensa in lui”. Ne l’Io e l’Es Freud arriva a disegnare una diversa mappa dell’inconscio dove coglie i connotati ma non la fisionomia di una configurazione psichica divenuta invisibile perché la azioni sulla quali si era fermato a riflettere, gettare, cedere il passo, penetrare, con la fine della guerra vengono come dimenticate e quello che viene a disegnare nell’Io e l’Es finisce per essere l’espressione senza senso di quelle azioni che avevano avuto, nel passato recentissimo, un preciso significato.
Di fronte alla sintomatologia di pazienti nati dopo la seconda guerra mondiale che presentavano dei tratti da nevrosi traumatica da “choc da granata”, Finzi scopre che in realtà, con la fine della guerra, non si è esaurito un fenomeno, quello delle nevrosi di guerra, in quanto questo rimanda non tanto a una serie di fatti di cronaca ma a qualcosa di strutturale che , in quanto tale, cioè in quanto “forma”, ha la capacità di persistere anche oltre l’arco di un evento come quello costituito da una guerra: la drastica remissione sintomale va allora letta “più come una trasmissione dalla superficie del corpo alla struttura della psiche inconscia piuttosto che come una risoluzione”.
Finzi ritrova così nel corpo e nei sogni dei nuovi pazienti le tracce viventi delle azioni che erano scomparse con la fine della guerra.
Finita la guerra, in tempo di pace “la nevrosi di guerra riattiva quella forma di “nevrosi di sopravvivenza” su cui brevemente indugiò Freud prima di dedicarsi alle psiconevrosi”.

Nevrosi di guerra in tempo di pace, sopravvivenza, pericolosità e sopraffazione
Il carattere specifico della nevrosi di guerra in tempo di pace viene individuato proprio nel rapporto con la sopravvivenza, collocata in relazione al concetto darwiniano di “lotta per l’esistenza” che “è un cuneo terribile in una natura invitante ad “occupare nuovi posti” ma priva di posti vuoti”.
“La caratteristica principale in questi casi è di essere leggibili solo alla luce di una sfida impossibile: l’Edipo, la sessualità, l’infanzia, il carattere, tutto sembra passare in secondo ordine rispetto a un problema di sopravvivenza. Queste nevrosi si presentano innanzitutto come nevrosi di sopravvivenza”.
Non si tratta però di una lotta con persone sullo stesso piano, o io o lui, rispetto al coniuge o ai fratelli. “Il problema in questi casi si pone differentemente e precisamente in questi termini: come si sopravvive a qualcosa che non c’è più? Come si sopravvive al nonno? Come si sopravvive al morto?”.
E ancora:”Un confronto è sempre in atto con qualcuno di più anziano, appartenente al passato, una lotta al passato, non per il futuro, per esempio con un parente più vecchio, una nonna, un nonno, quasi che ci fosse una gara su chi deve morire prima, come se il vecchio mirasse a prevalere sul più giovane, ciò che è morto su ciò che è vivo”.
Qualcosa di strutturale è impegnato in questa lotta:”Non è una lotta per ambizione, invidia, rivalità tra pari, ma non è nemmeno la spinta a prendere il posto del padre. Il morto di cui si tratta è il morto rispetto al vivente”. E’ la figura che compare per la prima volta attorno all’età di quattro anni in relazione alla costruzione del luogo della fobia come prima rappresentazione esterna dell’apparato psichico. Lì il vivente portava la connotazione del pene e serviva per distinguere tra animato e inanimato, a garanzia che il morto non potesse ritornare.
Quando è in gioco la sopravvivenza in situazioni estreme come la guerra, si apre il campo per dinamiche complesse che, come abbiamo visto, chiamano in causa sia la simulazione ( come escludere che tra i malati si nasconda anche qualche simulatore?) che la crudeltà dei trattamenti (trattamenti brutali verso i nevrotici di guerra nella prima guerra mondiale). Finzi parte da questo contesto per introdurre l’elemento finzionale nella nevrosi di guerra in tempo di pace: “Da questa mistura di simulazione e crudeltà scaturisce quella lucidissima definizione della nevrosi come “buffoneria che si sovrappone alla lotta per la sopravvivenza” che faccio mia sul cammino di questo studio sulle nevrosi che volentieri chiamerei di sopravvivenza e nelle quali si trova quell’impianto finzionale che già mostrai accompagnare, necessario a farle tollerare e riconoscere, le nevrosi traumatiche dette da Freud anche “nevrosi da sopraffazione””.
Un’altra caratteristica è la pericolosità, che ci porta a definire la nevrosi di guerra in tempo di pace anche come “nevrosi da pericolo”.
“La pericolosità è l’habitat delle nevrosi di guerra in tempo di pace”. ”La loro esistenza si svolge in uno stato di emergenza cui si addice un’altra “etichetta” dimenticata di Freud, quella di “nevrosi di pericolo””.
“Lo psicoanalista sente incombere sulla cura la minaccia che una malattia grave ne ostacoli o ne impedisca definitivamente il proseguimento…..Il paziente è in gara anche col tempo dell’analisi e la posta in gioco è solo la sopravvivenza…..il suo intento principale sembra quello di svuotare tutta la sua vita amorosa onde lasciar sussistere il puro allarme di una “nevrosi da pericolo””.
Questa pericolosità si manifesta soprattutto con il passaggio dalla latenza all’adolescenza: “Qui non è talora in gioco solo il godimento che si affaccia al soggetto come possibilità propria, ma l’affiorare del godimento paterno è più o meno drammatico a seconda dell’iscrizione di esso nel corpo, come un gene paterno che ha come caratteristica di manifestare la propria pericolosità appunto nell’età dell’adolescenza”.
Oltre queste due definizioni, la nevrosi di guerra in tempo di pace ne comporta una terza, quella di “nevrosi di sopraffazione”: “Freud usa questo termine di nevrosi di sopraffazione a proposito dei traumi sessuali subiti da bambini piccoli di fronte a persone molto più grandi di loro, quindi un rapporto di enorme disparità, sproporzione di mezzi. I nevrotici di guerra recano in sé la traccia di un’offesa, di una violenza, di cui però non si trova riscontro nella loro storia. E’ come se avessero subito un sopruso, una sorta di stupro originario di cui portano un marchio di invalidità permanente. La riparazione è problematica dato che la via della rimemorazione è resa impossibile dal ritardo della nascita sul fatto traumatico”.
 
Sintomatologia
Quali sono le caratteristiche dei sintomi della nevrosi di guerra in tempo di pace?
A differenza dell’isteria, dove una parte del corpo diviene un segno nel senso della comunicazione, nella nevrosi di guerra in tempo di pace “il segno è pesante, coinvolge l’intera struttura del corpo, non si configura come segnale, parte di un discorso,ma…precede il linguaggio. Questi pazienti tendono a cadere ammalati con una certa facilità, ma i loro sintomi non dicono niente, non sono conversioni che parlano ai medici per farsi intendere dagli psicologi, la loro è veramente una malattia misteriosa, nel senso che tiene strettamente il segreto: si tratta di spasmi, di trombi, di ferite interne che gemono per riaprirsi; ombre di incerta interpretazione radiologica, fatti di difficilissima definizione medica”. “La connotazione più enigmatica dipende dal fatto che questo trauma, che appare legato nel modo più stretto seppure inspiegabile a bombe e scoppi di guerra, sembra averne lasciato il segno quasi nella struttura cellulare dei pazienti nei quali si manifestano ora trombi o spasmi di misteriosa origine ora ectasie o spasmi, ora eccessi di trombossano nel sangue”.
Inoltre, la semeiotica si gioca non intorno a espressioni linguistiche o comportamentali, i lapsus, le azioni sintomatiche, ma si manifesta attraverso determinati aspetti e vicissitudini della luce e dei colori.

Il rapporto con la barriera
Uno dei caratteri strutturali della nevrosi di guerra in tempo di pace riguarda una ingiustificata, perché accompagnata da una forte costituzione fisica, fragilità di salute. Questo tratto viene posto da Finzi in relazione alla barriera:”La barriera molle per il nevrotico che si manifesterà subito dopo i quattro anni nella nevrosi ossessiva o, in seguito, nell’isteria, è, per il nevrotico di guerra in tempo di pace, una barriera della cui esistenza si è portati, evidentemente con qualche ragione, a dubitare: esiste, o è già crollata”.
La conseguenza è che “per il nevrotico di guerra la barriera del luogo della fobia esiste ma non come esteriorizzazione dell’apparato psichico: esiste di un’esistenza solo esterna, dipendente dalle circostanze, dagli impedimenti legali e dalle convenzioni cui è sensibilissimo. Interiormente niente fa ostacolo alla consumazione di incesti e trasgressioni che potenziano una condizione trasognata, al limite a volte del sonnambulismo”.
E ancora: “Anziché attraverso una rappresentazione esterna dell’apparato psichico, la collocazione della barriera è avvenuta nella realtà. Nella realtà c’è stato muro, scontro, crollo: c’è stata collisione, perciò continua a esserci collusione col desiderio del “grande” che si impone al bambino”.
Questa forma della barriera è legata al fatto che siamo in presenza di una nevosi traumatica: “Una nevrosi traumatica semplice tende a fissarsi e a durare negli anni quando all’età in cui solitamente avviene l’estrinsecazione della membrana protettiva della vescicola vivente, di cui parla Freud, e la sua trasformazione in una “barriera molle” situata nello spazio esterno, proprio allora un episodio traumatico rende rigida questa barriera e contemporaneamente la manda in pezzi. Il soggetto sarà memore di un luogo della fobia ma incapace di farlo funzionare come uno spazio per pensare e come un luogo di scelte, perché il muro è reale ma non è vero, esiste come ostacolo contro cui cozzare ma non come barriera da attraversare col pensiero”.
 
Nevrosi di guerra in tempo di pace, il disegno e i due culmini
Qual è il rapporto tra nevrosi di guerra in tempo di pace e i due disegni presenti nel luogo della fobia?
All’età dei quattro anni si attua un passaggio dall’Inc all’Es che rende possibile il configurarsi del luogo della fobia inteso come prima rappresentazione esterna dell’apparato psichico. Questo luogo ospita due disegni di cui il primo riguarda il suo tracciato, la sua mappa ( rimando al disegno della mappa del Dazio nel caso del piccolo Hans), mentre il secondo riguarda il disegno della pulsione ( sul lato della silhouette, il disegno della giraffa nel caso del piccolo Hans). Nella nevrosi di guerra in tempo di pace avviene che questo secondo disegno, “invece di mantenere rispetto al primo disegno l’eterogeneità e la non sovrapponibilità, si è trasformato in una visione frontale di das Ding, assai più vicina al fantoccio freudiano del disegno dell’Es”.
Anche la relazione con un altro elemento strutturale della soggettività, quello rappresentato dai due culmini, si trova ad avere nella nevrosi di guerra in tempo di pace una particolare caratterizzazione. I due culmini, che Finzi ha sostituito al concetto dei due inizi della vita sessuale di Freud, sono in realtà non successivi ma compresenti in quanto il bambino di 4 anni, posizionato cioè nel suo primo culmine, si trova in famiglia in presenza dell’altro culmine tenuto dal padre al quale non si richiede di rinviare l’esercizio della sessualità. Nella nevrosi di guerra in tempo di pace avviene “un processo a ritroso che dalla fase del secondo culmine, cioè il momento in cui l’adolescente raggiunge, matura una propria sessualità che può risolvere il confronto nella distinzione, riporta alla fase del primo, della sessualità di un bambino schiacciato dalla presenza della strapotente sessualità paterna”.
 
Nevrosi di guerra in tempo di pace e la guerra: la figura del reduce
Che rapporto c’è tra la nevrosi di guerra in tempo di pace e la guerra intesa come evento reale? E’ un evento dal quale i pazienti sono separati da diversi anni. Si tratta di “una guerra di cui nessuno, certamente, che l’abbia combattuta, o anche solo vissuta in età di ragione, porta più i segni di choc, giacchè come disse Freud, “con la fine della guerra scomparvero anche i nevrotici di guerra”. Senonchè la guerra continua a d agire a tutti i livelli della sua complicata e varia drammaturgia.
Abbiamo visto come “scoppio”. Ma la guerra è anche mutazione di fortune, contrazione di un debito per i superprofitti realizzati o di crediti per le distruzioni subite. La guerra mette in moto una tettonica a zolle che scioglie gli imperi, strappa e annette territori agli stati, determina contrazioni e dilatazioni di potere e ricchezza, effetti …che portarono anche Freud a concepire un apparato psichico conformato in modo da rispecchiare questi mescolamenti e combinazioni”.
Un tratto caratteristico di questi pazienti è appunto quello del reduce per il quale si configura però una doppia possibilità rispetto al ritorno. Una prima è quella costituita da “una fine senza resurrezione se il ritorno del desiderio, la resurrezione della carne, deve continuare a essere il ritorno dei morti e dei dispersi della guerra, il riaffiorare del cadavere”. L’altra possibilità “ è quella di un ritorno che non sia trapianto, rigetto, mort que saisit le vif, ma la possibilità di far funzionare il sogno nel senso della Ripresa kierkegardiana: come una ripetizione di eventi passati che anticipa e modifica ciò che, imprevedibilmente, dovrà accadere”.
 
Dalla guerra alla “guerra di natura”
Come si spiega allora che gli esiti di una guerra penetrino nel tempo della pace? Perché in realtà non si tratta di un trauma che ha a che fare con la guerra ma col padre. Questo spostamento di prospettiva si lega anche ad una nuova concezione del trauma. Finzi arriva ad individuare un’area traumatica che può estendersi in direzioni finora insospettate perché troppo forte è stato sempre la tendenza a legare il trauma a eventi eccezionali per il loro impatto sull’apparato psichico, capaci, come si espresse anche Freud, di infrangere la protezione dello scudo protettivo messo a difesa dello stesso apparato. Per Finzi, all’opposto, “ si tratta di scoprire l’estensione e la normalità del trauma che produce effetti dirompenti al di fuori delle circostanze belliche o choc improvvisi, attraverso le forme della totale innocenza come agiscono proprio nelle tecniche del lapsus o della scherzosità quotidiana”. Ecco allora che “come lo spavento, una sorpresa o la derisione, l’inganno, la presa in giro, passano oltre le barriere psichiche e diventano una trappola perché, cose che passano inavvertite, come recuperarle?....Un piccolo spavento è spesso il dato elementare, il nucleo, intorno a cui tende a organizzarsi, esistendone le condizioni, una nevrosi traumatica di guerra”.
Il trauma è riportato alla sua natura di evento silenzioso che passa inavvertito perché in quel momento nessuna barriera gli ha fatto opposizione. Però, nella nevrosi di guerra in tempo di pace quello che colpisce è il riapparire ripetuto del trauma in una forma che non è quella dell’istantaneità ma quella dell’arco traumatico.: “Il trauma non è istantaneo, lega tra loro i giorni e le notti….possiamo dire che abbiamo un’alba e un tramonto del trauma…in cui si va da inaspettate intensificazioni della luce a un ritorno del buio”. Questo è quello che compare spesso nei sogni di questi nevrotici di guerra.
Ritornando al quesito iniziale circa il rapporto tra guerra e pace, Finzi annota: “La nevrosi di guerra è penetrata nel tempo di pace. Ma questo si è reso possibile perché essa si definisce in relazione non alla guerra, ma al padre”.
Il lavoro onirico utilizza le forme manifeste di un trauma bellico mai vissuto allo scopo di illustrare e rappresentare un trauma sotterraneo e latente che riguarda qualcosa che si collega con la nozione di nevrosi di sopraffazione.
Dietro il trauma bellico si profila un altro trauma, che è relativo al padre, e in particolare al suo godimento. La comparsa nei sogni di strisce, la funzione della luce e dei colori sempre nei sogni, permettono a Finzi di fare un passaggio ulteriore che porta da una nevrosi traumatica, una nevrosi di guerra, a una “guerra di natura”: “La graduazione, di forme colori e luce, governa un processo per cui da una nevrosi traumatica che rimanda a una nevrosi di guerra e che nello sfondo lascia intravedere una nevrosi collegata al rapporto col padre e con il suo godimento, si giunge a “una guerra di natura”, a un trauma originario che segna la storia dell’umanità. Le strisce, i colori, le macchie conducono al padre, ma al padre come progenitore della specie”. E ancora: “Il trauma è un fatto che inerisce al ricordo di qualcosa che sta dietro il trauma, il trauma originario primordiale, che nella nevrosi di guerra passa attraverso l’esperienza dei genitori e che rimanda all’origine dell’uomo, all’origine della vita”.
Se è vero che i “segni puntano al padre”, non è però che “vi sia qualcosa come una paternità”. Darwin, che ha posto la selezione naturale in posizione di soggetto, ha messo in campo il concetto di “discendenza con modificazione” [ che ] “comporta che la linea in cui ci rappresentiamo la nostra venuta al mondo, sia spezzata, tratteggiata e che, nelle sue discontinuità, trovi riferimento a un godimento che è disgiunto dalla figura del padre”.
Quindi “ciò che ritorna nella nevrosi traumatica di guerra in tempo di pace non è il prolungamento dell’esperienza vissuta dei genitori, ma il dato acefalo, impersonale, del godimento del padre”.
Il”bambino del rocchetto” e l’innesto della nevrosi di guerra in tempo di pace
A proposito del famoso gioco del rocchetto, Finzi avanza la proposta di occuparsi, più che del gioco in sé, del bambino che lo mette in atto in quanto “ è un bambino che si pone il problema della propria sopravvivenza ( il suo guardarsi sparire allo specchio) in relazione al problema dei reduci ( non a caso egli aggiunge di tanto in tanto al Fort-Da, la piccola ingiunzione: “vai alla guerra”)”.
A questa iscrizione del nipotino di Freud nella categoria dei nevrotici di guerra in tempo di pace segue una annotazione che riguarda il punto di innesto di questa forma di nevrosi e la messa in campo dell’importante nuova nozione di un secondo inconscio, dell’Es, ma non quello teorizzato da Freud, che finiva per non distinguersi sostanzialmente dall’Inc :“Primo nevrotico di guerra in tempo di pace, il nipotino di Freud è anche il primo paziente che mostra come questa patologia si innesta per il soggetto sul fondamento psicotico e impedisce lo sviluppo di una nevrosi trasformando la struttura dell’apparato psichico in quella dell’Es . E’, esasperato, un passaggio appunto dall’Inc all’Es”.
Questo passaggio prende la forma di una vera e propria trasmutazione: “La nevrosi traumatica e in particolare la nevrosi traumatica di guerra in tempo di pace è il terreno su cui si compie questa trasmutazione dall’Inc, che è “funzione della separazione delle istanze psichiche”, nell’Es che è la struttura di continuità, differente dal primo come il volo della farfalla dal volo della rondine”.
 
Nevrosi di guerra in tempo di pace, rimozione, regressione e reversione
Rispetto al trauma, una particolare posizione caratterizza il nevrotico di guerra in tempo di pace: “la rimozione manca l’inavvertito e nella mancata rimozione sta la gravità della nevrosi di guerra e la sua correlazione con la psicosi”.
IL rapporto col godimento del padre, che permea di sé tutta l’esperienza dello psicotico e che viene rimosso nella nevrosi, nel nevrotico di guerra in tempo di pace prende una forma particolare: “si mescola a tratti all’esistenza: irrompe in sogni traumatici, determina assenze, malumori, depressioni periodiche, decisioni inconsulte, brusche svolte, premonizioni e fenomeni di chiaroveggenza nello stato di veglia….perchè antivedere è una necessità per il nevrotico di guerra che cerca sempre di sorprendere ciò che lo sorprese”.
Si stabilisce anche un rapporto particolare con la regressione prodotta dal lavoro del sogno in analisi:”Il sogno lavora non solo a ritrovare in analisi il luogo della fobia, ma il passaggio dove è avvenuta la forzatura traumatica ( silenziosa, inavvertita ), dello spavento o dello scherno. E questo porta a immediato contatto con il proprio fondamento psicotico. E’ quanto prende il nome di regressione”. La regressione presenta due caratteristiche particolari in questa forma di nevrosi. La prima riguarda un pericolo: “Il vero pericolo è che, percorrendo la via a ritroso della regressione, la nevrosi di guerra, non trovando da colpire all’esterno, lasci partire all’interno dell’organismo i proiettili di una di quelle forme di difficile definizione medica che sembrano avere la caratteristica di poter provocare spasmi o trombi”.
Una seconda caratteristica è che, per i nevrotici di guerra, “il loro regredire metodicamente in analisi tende a trasformarsi in Reversione”. La Reversione, così come la intende Darwin, è quel fenomeno per cui una struttura smarrita da lunghissimo tempo è chiamata indietro in esistenza. Questa struttura è però caratterizzata dal fatto che si è arrestata nel suo sviluppo ma non nella sua crescita che continua finchè viene a somigliare a qualche corrispondente struttura in una forma inferiore dello stesso gruppo. Per quanto riguarda questi pazienti avviene che “I punti, le macchie, i filetti bianchi che appaiono nei loro sogni manifestano una tendenza simile alle pezzature dei cavalli di tutti i colori, ma specialmente dun-colored, cioè di tinte smorzate,…..la tendenza cioè a diventare delle strisce identiche a quelle che dovevano apparire sul mantello di quel singolo, colorato di una miscela di tutte le tinte, du-colored dunque, cavallo che ha dato origine alle razze più svariate”.
 
Comunanza strutturale delle nevrosi e specificità della nevosi di guerra in tempo di pace
Alla fine della prima guerra mondiale Freud si interrogava sulla possibilità di individuare una struttura che accomunasse le nevrosi traumatiche alle forme più riconosciute di nevrosi ( isteria, nevrosi ossessiva ) che avevano una etiologia di natura sessuale. La nozione di nevrosi di guerra in tempo di pace permette a Finzi di recuperare questa comunanza di struttura in due sensi.
Innanzitutto chiarendo la tinta sessuale di una nevrosi traumatica di guerra, recuperando la nozione freudiana della “cattura del tema dei genitori” che è presente nei nevrotici di guerra come tema dei partigiani, della guerra, ma anche come tema dell’unione sessuale dei genitori riconosciuta come una unione indicibilmente violenta, paragonabile a una esplosione difficile da sostenere.
In secondo luogo, la nevrosi di guerra in tempo di pace è a sua volta in grado di far affiorare, se si supera un ascolto prevenuto a favore della centralità del linguaggio, anche negli altri tipi di nevrosi – e in generale nella psiche umana – “strutture, “forme”, che non appartengono alla relazione d’oggetto: forme, colori che si presentano nei sogni in configurazioni e con regolarità tali da giustificare l’adozione per l’inconscio di ciò che Darwin dice delle specie animali: colouring follows laws, la colorazione segue delle leggi”.
Recuperata la comunanza di struttura, Finzi riafferma però anche la specificità della nevrosi di guerra in tempo di pace in rapporto al tipo di identificazione che la caratterizza e che produce una particolare forma di ereditarietà che non passa attraverso i processi di identificazione edipica alle figure dei genitori ma attraverso i “vestigial organs” già messi in risalto da Darwin: ad esempio un cinto erniario, l’emicrania di cui una donna “ha sempre sofferto”. In questi casi il complesso dei sintomi non è riferito, edipicamente, alle figure dei genitori, in quanto il nevrotico di guerra in tempo di pace “cerca in realtà di incarnare, identificandosi, il “tipo” dell’oggetto d’amore e di culto del padre….colui al quale si indirizzava la devozione paterna, la sua Icona”.C’è quindi qualcosa che passa tra padre e figlio ma non nella forma diretta dell’identificazione all’Ideale dell’Io del padre, ma in quella in senso inverso, cioè di una “discendenza con modificazione”, per cui il figlio è portatore di “espressioni” che, come un organo rudimentale….non ha più ragione né senso”.
E questo comporta allora che “il desiderio si configura non tanto come desiderio di eredità, desidero ereditare i beni che ti conosco, ma come desiderio di ereditarietà, desidero portare le stigmate del tuo Santo”.
 
La nevrosi di guerra in tempo di pace, la luce e i colori
Attraverso le “forme della natura” chiamate in vita dalla reversione, Finzi arriva alla costruzione di una teoria psicoanalitica dei colori e all’importanza della gradation nella cura. Il punto di partenza è di nuovo quello della prospettiva da cui ci si mette per guardare ai sintomi e al ruolo assegnato al linguaggio e alla sua preminenza nell’esperienza umana. Per Finzi “la semeiotica da cui si riconosce una nevrosi traumatica di guerra in tempo di pace non sono le espressioni linguistiche o comportamentali dei pazienti, i lapsus, le azioni sintomatiche, ma determinati aspetti e vicissitudini della luce e dei colori”, a conferma del fatto che c’è stato un passaggio dall’Inc, che è di parola, all’Es, dei colori.
Una delle caratteristiche dei sogni dei nevrotici di guerra in tempo di pace è infatti il ruolo giocato dalle forme e dai colori. Finzi ha rilevato una marcata presenza di note coloristiche, di rimandi alle tinte e alle sfumature e, inoltre, anche la presenza di forme, come strisce e macchie che, senza una particolare teoria, non sono di per sé in grado di dirci nulla: “Vengono descritte con precisione le tinte, ma sarebbe meglio dire le mezzetinte, le sfumature, le nuances; e le forme pure vengono tratteggiate con estrema accuratezza”.
La domanda è stata quella di chiedersi che rapporto poteva esserci tra una nevrosi traumatica e tutto questo mondo delle forme e dei colori e la risposta Finzi l’ha cercata passando attraverso Darwin, da quella che lui ha chiamato una “protesi darwiniana”, cioè la sua “teoria della luce” e la scoperta che “la colorazione segue delle leggi” e queste leggi, che sono leggi di gradazione, permettono di ricostruire le linee di ascendenza attraverso le quali si può riconoscere il legame dei viventi con un unico progenitore. Finzi arriva così alla conferma che la psiche dell’uomo rivela lo stampo che la natura ha rivelato a Darwin e l’esperienza clinica, con particolare evidenza nei casi di nevrosi di guerra in tempo di pace, permette di vederne la modalità di apparizione e il funzionamento.
Il punto di partenza è la scomposizione della luminosità nella gradazione. Per gradazione Darwin intende un fenomeno complesso riguardante la trasmutazione della luce dal negativo in positivo, la gradazione luminosa, la gradazione dei colori e la tendenza dei punti a formare più ampie macchie, e delle macchie a disporsi in strisce, ornamenti, ocelli.
Le variazioni della luce e le gradazioni dei colori assumono così nei sogni la funzione di segnalare la possibilità e la direzione di una cura permettendo il riconoscimento del trauma e una sua possibile lavorazione.
Questa lavorazione Finzi la paragona a una scuola di sopravvivenza che si svolge in due corsi riferiti al passaggio dall’Inc all’Es. Questa lavorazione riguarda sia la luce che le forme.
La luce compare nel primo corso con una intensità vicina all’incandescenza e i colori la scompongono con la loro gradazione. Nel secondo la luce è quella di un sole al tramonto.
“In entrambi i “corsi” la luce, sostanziata in una materia malleabile, viene lavorata: nel primo riceve la forma tondeggiante di una palla di muco o di una granata…Nel secondo assume la forma di strisce che si distendono, come attraverso lo schermo di due persiane, su ogni cosa: corpi, volti, abitazioni, tende, bandiere, strade ( le strisce pedonali ), prodotti ( il codice a barre )”.
Anche lo spazio viene interessato e toccato da questa lavorazione e si passa da uno spazio familiare a uno spazio territoriale:”la palla si raggruma nelle case, le strisce occupano il territorio. Dalla passione per la ristrutturazione degli appartamenti nel primo corso si passa all’introduzione dell’abitazione diffusa che moltiplica i punti di appoggio nel territorio del secondo” .
Non solo la luce, ma anche le forme vengono lavorate: “Sotto il profilo naturalistico il passaggio dall’Inc all’Es si svolge nel passaggio dagli ocelli alle strisce”.
Della formazione degli ocelli Finzi se ne occupa in modo particolare in Nevrosi di guerra, mentre il loro rapporto con le strisce diventerà materia di una lavorazione successiva, con una direzione che si farà sempre più chiara: “La formazione degli ocelli appartiene all’origine dell’uomo e alla conquista della sua identità che si ottiene attraverso la lavorazione e la divisione del godimento e del nome del padre. La produzione delle strisce riguarda invece la distribuzione delle razze, mette in crisi ogni divisione, razziale e sessuale e finanche la separazione dell’uomo dagli animali. Ciò che esse fanno apparire, non sono solo dunque i tratti dell’antico progenitore, sono i caratteri che sconfinando nel regno animale, collocano l’origine in una “razza estranea””.
Dopo questo legame col regno animale, sarà la volta di un successivo passo che porterà Finzi, attraverso Thomas Brown oltre che a Darwin, a recuperare il legame di discendenza anche col mondo vegetale: “Le strisce non sono solo il residuo di una nostra darwiniana appartenenza al mondo animale. Il loro codice segreto è un codice genetico. Ma la loro struttura simile a quella del DNA intreccia due nastri che traggono origine da due diverse fonti evolutive, quella vegetale e quella animale, che corrispondono alle due creazioni del browniano Giardino di Ciro. Il DNA mitocondriale prova l’intuizione darwiniana di una nostra simbiosi con il mondo vegetale”. Dall’Origin alla Descent: dalla filiazione alla discendenza.
 
Pubblicato su : Ambulatorio7/8, Moretti e Vitali, Bergamo, pp. 95-112.

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